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Arunde (tragedia in tre atti)

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ARUNDE  (formato pdf)

Sinossi

Anno 553. Campania. Alle falde del monte Lattaro, in una giornata tempestosa, sta per avere luogo lo scontro tra due schieramenti: i Goti da una parte, i Greci dall’altra. I primi condotti da Teia, re dei Goti, i secondi da Narsete, generale bizantino inviato dall’imperatore d’Oriente per riconquistare il territorio Italico. La scena si apre nel castello di Bernone, duca goto, un tempo forte e valoroso guerriero a fianco di Teodorico prima e di Totila poi, ora anziano, ma apprezzato  per saggezza e lealtà.

A lui spetta, se accettare le condizioni che il nemico gli impone, oppure attaccare battaglia. Si deciderà, infine, di non accettare le intimazioni nemiche, forti anche dell’appoggio di Baldengo, capo dei cavalieri romani, che mette  a disposizione  migliaia dei suoi uomini.

Verrà ascoltato anche Calongo, indovino molto apprezzato, che parla per bocca degli dei.

Il duca Bernone si rivolge agli dei implorando, affinchè, ancora una volta il  popolo goto possa mettere in fuga gli avversari, e rimanere  grande e potente.Sempre al Cielo si rivolge per sua figlia Arunde,  che un giorno, per salvare da una malattia che stava per ucciderla, promise agli dei che casta vergine l’avrebbe serbata per tutta la vita se l’avessero salvata; ma ora quella promessa il suo vecchio cuore non sa mantenere.
Arunde, affascinata da Teia, bramata da Baldengo, richiesta da Narsete, è al centro della vicenda.
Sul campo, la battaglia con eventi alternanti; sullo sfondo l'incertezza e l'intrecciarsi delle situazioni.

Pei pascoli del cielo

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Pei pascoli del cielo

mi condurrai per mano

di mia vita cara amata compagna

ché da solo io non so andare; mi sperdo

oppresso dai pensieri

che s’affollano a mille

come i semi del pioppo nel settembre

inoltrato, tra stille di rugiada.

Solo allora camminerò sicuro

e ti racconterò le cento fiabe

che tu ascoltasti già benevolmente

nel trascorrer di vita

quando tutto era fiaba

in un viver sereno.

Ché in lenta dissolvenza le ore tristi

sfumano e sola appare

nei suoi contorni più vivi la vita

che fu breve e fu tanta

come sommersa in un mare di rose

dalle timide spine.

Pei pascoli del cielo

andremo come uccelli

nell’incanto del tempo

che più non tesse il suo filo di seta

La nave

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... già sono i calafati proni

su l’ardue ferite; allo scoglio

tu forti senz’altra speranza

condotta che morte. Ti tolse

la Frode il nocchiero, l’onore.

Dall’onda funesta travolta

non fosti, non fosti dal fato

segnata. Per mille perigli

Clandestino

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Presso qual proda disgiunta

rovini solitario passeggero

fatto gingillo imprevisto

in un percorso sospetto

che ti porta su terre lontane.

 

Errante uguale e dissimile nel significato

più vano, con il fiato mozzo, con l’ansia

La noche en la isla

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Toda la noche he dormido contigo
junto al mar, en la isla.
Salvaje y dulce eras entre el placer y el sueño,
entre el fuego y el agua.


Tal vez muy tarde
nuestros sueños se unieron
en lo alto o en el fondo,
arriba como ramas que un mismo viento mueve,
abajo como rojas raíces que se tocan.

Aquí  te amo

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Aquí te amo.
En los oscuros pinos se desenreda el viento.
Fosforece la luna sobre las aguas errantes.
Andan días iguales persiguiéndose.


Se desciñe la niebla en danzantes figuras.
Una gaviota de plata se descuelga del ocaso.
A veces una vela. Altas, altas estrellas.


O la cruz negra de un barco.
Solo.

Incanto

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Sogno dei verdi anni antichi

la bellezza, e l’amor primo

e il melograno in fiore.

 

di Fedor Nicolay Smejerlink

Come sono pesanti i giorni

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Come son pesanti i giorni,
A nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l’amore può morire.

di Federico García Lorca

 

Per la morte della sorellina

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Perché di repente trascoloraro gli occhi

tuoi vivi come luce del giorno

e le manine vagarono un attimo incerte

nel vuoto, quasi a cercare la mamma

che ancora tu non sapevi chiamare?

Sul muto lettuccio, ravvolta nel lino,

era un’imagine di rosea cera il tuo volto

e lo sguardo fisso ed attonito

cercava l’infinito oltre l’angusto orizzonte.

Vespero Alpino

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Una baita, guarda nel vuoto.

Si aggrappa al fianco del monte

presa dal terrore di precipitare

spalanca due neri occhi al cielo.

Pietoso la avvolge un ciuffo

di nebbia che la marcita del pascolo

esala. L’erba è verde di smeraldo

cresce sotto la falciata dei bovi

più tenera. Assale la baita

da ogni lato, su fino al tetto

di lastre ferrigne. Con le lingue

Lorca il servo

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Un sorriso semplice, pieno, gli corse sul viso, per gli occhi e si discoprirono appena i denti bianchi.

Era tutta la felicità che poteva esprimere in quel giorno di sole, mentre la terra bruciava, e  desiderava con tutto il cuore che essa si diffondesse su tutto e su tutti, come una strana epidemia che portasse sollievo e conforto.

Andava tra i suoi fratelli di colore, quelli con i quali sino al giorno prima aveva diviso ogni sorta di fatiche, senza un attimo di sosta, con il terrore in corpo di essere frustati per un nonnulla, alle volte senza spiegarsi nemmeno il perché.

Pagine Marine VII

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Medusa, bianca e violetta,
mi hai sferzato
hai lasciato un segno rosso
sulla mia carne scura.
 
Fra poco
sarai informe poltiglia
color della sabbia;
il sole
ti scioglierà come cera.