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A mia madre

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Io t’ho chiamato, mamma, cento volte

e cento il mio nel guardo tuo fissai

tu sei lontana, mamma, e non mi ascolte

le angosce del mio cuor non le saprai.

Fosti la sola che a le notti insonni

i singhiozzi affidavi e il pianto amaro

mentre lungi dal tetto a tristi donni

senza difesa esposto era il tuo caro.

L'alba

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Ora sui campi rugiadosi e neri

luce del ciel diffondesi lontana

 

come da fonti scaturita in veri

rivoli immensi di bellezza arcana.

Quieta è la terra; ma l’inquieto seme

già fecondato nel suo seno, il primo

sole anela; alimenta in cuor la speme

l’agricoltore d’un raccolto opimo.

Voci che urgono

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Riso doloroso di Gwynplaine

sulla faccia stanca

e l’anima immersa nell’abisso

del pensiero, senza sosta.

Vi è nell’ansia di uscire alla luce

il prodigio del vero

ma tenuto in un intrico di fili

senza bandolo, anellidi vacui

che con oscena bocca

A Ida

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Quando, compagna mia, sull’erma afflitta

tomba porrai di fiori un gentil dono

sosta daccanto all’urna, derelitta,

obliando il mondo ed ogni umano suono.

            Come tocca dal sol fremente allora

            la zolla parlerà le sue divine

            note armoniose cui porgevi ognora

l’intento orecchio  ed il fluente crine.

Ma sussurrar udrai tanto più cara

la voce nota a te nell’aspra via

Ester

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Ester ovvero (dal bulgaro) "Destino della Negazione"

*Men fredda e impassibile assiste Antiope  alla punizione di *Circe.“

… e tu mi hai gettato nel profondo, nell’abisso del mare e le acque mi circondarono; tutti i tuoi gorghi e tutti i tuoi flutti si sono chiusi sul mio capo.”

Profezia di Giona. Cap. 2 parag.  4

Ora voglio scendere un po’ tra gli uomini. Non perché nutra verso di essi alcuna simpatia o mi sia venuta a noia la mia baita qui tra i monti; gli uomini nulla fecero per rendersi da me amati o benvisti e la mia baita l’ho messa su io, un po’ con le mie mani, un po’ con l’aiuto di Paolo Charbormier, che è il mio migliore amico dopo Ciro.

Persa semenza

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Più parole non ebbi e l’ombra cupa

scese su tutto. Come dall’alto

sulle distese del suo mare azzurre

precipite vedea la sua ruina

e di già nei ciechi occhi il sol distesa

avea l’imagine di morte

a la dedalea prole,

tal piombava l’anima mia

disgiunta dalla frale dimora

nell’abisso. E non v’era fondo

e non luce e non speranza.

L'altalena

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La fune tra i pioppi

                                                           alta trascorre

Ali di falena, cadono

                                                           le scosse foglie

senza fruscio, nella quieta sera.

                                                           Dondola il bimbo

e danzano nel ciel le prime stelle

                                                           muto contempla

immagini a corteo

Senza meta

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La strada era polverosa, cosparsa di ciottoli; e le rughe profonde, che Diego seguiva con gli occhi stanchi arrossati, gli dicevano della sua vecchiezza e gli pareva di trascinare i piedi sopra una pelle vizza, cosparsa di macchie scure, come di sangue aggrumato dal passare del tempo.

Dalle rade querce abbruciate dal sole di una estate calda e secca svolazzava qua e là qualche merlo, colto di sorpresa al riparo dal sole sui rami bassi o sulle foglie sparse per terra, dove l’ombra dà un po’ di ristoro, e si allontanava di poco fischiettando, quasi rivolgesse un rimprovero all’importuno che veniva ad infastidirlo.

L'Ego

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               ed ogni essere volle il suo dio.


L’uomo lo creò a propria immagine e somiglianza;
il più perfetto possibile.
In tal modo lo raffigurò e lo venerò.
Vide però tanta cattiveria e malvagità
tra i suoi simili; allora, ne creò un altro,
a loro immagine e somiglianza; mostruoso.
E lo sprofondò negli abissi infernali.

nonsologrigio

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