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L'accalappia-cani

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Accalappia cani era; non pretendevano per caso che insegnasse loro il latino, quei malcreati. Ma l'educazione ...

gliel'avrebbe potuta insegnare, quella almeno sì, dal momento che non sapevano farlo i padri loro, alcuni dei quali si vantavano di aver frequentato l'Università, quella di Napoli, niente di meno! Si vede che a frequentarla avevan guadagnato poco; eppoi egli era del parere che l'educazione non la si fa andando a scuola, ma esser di buona pasta bisogna. Quelli, di mala pasta erano; ma non loro soltanto, anche i padri, i nonni, tutti quelli che usavan dire "ai miei tempi" e

La Quercia

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Zì ‘Ntoni saliva stanco l’erta che conduce tra il bosco di ulivi e di mandorli a Villa Miranda,

alle cui spalle si apre la Piana con le sue vaste distese a viti, a frumento, a boschi ancora, per poi precipitare giù in burroni e scoscendimenti sabbiosi sulla valle del Mesima.

Stanco e crucciato era; ma la stanchezza non gli dava fastidio. Da trentadue anni ormai, dopo una giornata intensa di lavoro, si portava lassù ogni sera con l’animo lito per consumare una parca cena sotto la grande quercia,lì, presso la villa, con la sua Betta e i figlioli; prima uno, Pino, poi Rita, e sei altri ancora, venuti tutti lassù alla luce, senza cure prodigate da mani sapienti,

Anzi l'alba

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Con gli occhi ami, Antioo;

altri sensi non hai.

Oltre la stradicciola

il muro è ripido

mena alle stelle.

Una pioggia di pensieri

t’imbianca il volto

e resta sospesa

una goccia anzi l’alba

sullo stelo della tua vita.

Pecore!

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Maldestro s’inerpica il branco;

s'incanala irrequieto e compatto.

Officia il pastore:

incita con toni gutturali e sgraziati,

agitando il bastone.

 

  nonsologrigio

SOFFERMARCI

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Non ci coglie

pensiero smarrito di cose

nuove, l’assurdo ch’è denso

di vero nell’animo.

Declinante ogni anelito

tace, forgia rovente

si spegne come in sogno

l’immagine,

il correre vano per falsi

Anime morte

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Trascorrono avvolte nei veli

sullo scenario della vita

anime morte.

Ti chiedo cosa nasconde

ogni piega, se han sesso,

se sono petali senza corolla.

Io del tuo amplesso

m’illumino, dell’onda

dei tuoi pensieri cangianti

a ogni brezza.

Il pàpparo

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Per la strada che dal villaggio di S. Pietro porta alla marina di Vibo Valentia scendeva quella mattina il pàpparo, scalzo come sempre, il tamburo a tracolla, assonnato per il lungo vegliare, desideroso di giungere quanto prima gli fosse possibile alla sua misera stamberga e lì gettarsi di peso sul giaciglio per un po’ di riposo.

Ricontava le manciate di monetine che il parroco e i campagnoli gli avevano dato, il primo finita la festa, gli altri man mano che avanzava suonando e precedendo la miracolosa immagine del loro protettore tra le quattro case del villaggio e le altre poche coloniche che gli stanno attorno; ma a contarli e ricontarli erano sempre gli stessi.

Per Lei

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Cogliesti per lei,

coglievi e cogli per lei,

coglierai ancora per lei;

coglione che sei !

 

      di Nonsologrigio

 

Senza Barlume

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Nell'oscurità profonda dell'abisso

un'ombra fosca si aggira silenziosa

e cupa. Stilla. La goccia si frange

opaca sul fondo catramoso e smorto.

 

Un velo sinistro pervade, nella notte,

l'etere già torvo; un olezzo afoso, di acre

intriso, s'innalza; si spande pesante e gobbo.

Solitudine indistinta, misteriosa e fitta.

No tuorna ppiù!

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 Parevano st’occhiuzzi toi lucenti

comme due stelle ne la notti chiara

a vocca tua addorusa de quadrara

perderi mi facea li sentimenti .....

Quanno scenneva o sole e la marina

co ‘a ninna-nanna do mare s’addormia

tu venive su e scogli in brazza a mia;

a notte me parea cosa divina .....

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