A un giovine

  Angoscia vaga penetra

i tuoi giovini anni

e ti sembra vivere da millenni

in un torpore continuo.

Cos’è che bussa violentemente

alle porte di questa vita

effimera, se l’anima

non palpita neppure un istante?

Forse è questo cuore sordo

che il tempo ha consunto

e che adesso martella senza tregua

in una spelonca vuota.

Dovresti stringerlo in pugno

per sentirne tutto il dolore

che ti può dare, muscolo cavo

ubriaco di nausea.

Non puoi lasciarlo finire

così, senza averne sprigionato

una scintilla, che l’accenda

di palpiti nuovi.

Non puoi sopportare a lungo

il deserto che dilaga

di giorno in giorno attorno ad esso

e non desiderare la morte.

Non sei fatto solo di carne

ammalata, hai un’anima immensa

che ti renderà attimi i secoli

se tu la vuoi scuotere.

Scendi dal talamo amaro

del nulla, che stupra i pensieri

e li sperde in un solco infecondo

senza alcun nascimento.

Se non ami, non soffri, non credi,

se fuggi la luce del giorno,

non hai di che vivere;

e il cielo è pieno di stelle.