A un giovine

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 ... non hai di che vivere
e il cielo è pieno di stelle.

Angoscia vaga penetra
i tuoi giovini anni
e ti sembra vivere da millenni
in un torpore continuo.

 Cos’è che bussa violentemente
alle porte di questa vita
effimera, se l’anima
non palpita neppure un istante?

Forse è questo cuore sordo
che il tempo ha consunto
e che adesso martella senza tregua
in una spelonca vuota.

Dovresti stringerlo in pugno
per sentirne tutto il dolore
che ti può dare, muscolo cavo
ubriaco di nausea.

Non puoi lasciarlo finire
così, senza averne sprigionato
una scintilla, che l’accenda
di palpiti nuovi.

Non puoi sopportare a lungo
il deserto che dilaga
di giorno in giorno attorno ad esso
e non desiderare la morte.

Non sei fatto solo di carne
ammalata, hai un’anima immensa
che ti renderà attimi i secoli
se tu la vuoi scuotere.

Scendi dal talamo amaro
del nulla, che stupra i pensieri
e li sperde in un solco infecondo
senza alcun nascimento.

Se non ami, non soffri, non credi,
se fuggi la luce del giorno,

... non hai di che vivere;
e il cielo è pieno di stelle. 
 
Fedor Nicolay Smejerlink