A Giovanni Aloi

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Or che la triste tua silente imago

a me ritorna dai lontani colli

ove alla giovinezza eran disvago

l’ore trascorse in irrequieti e folli

 

            giochi di bimbi, te, cui già il sorriso

            dolce mancò della creatura prima

            che ansiosa fisse in noi pallido il viso

 

mutilo e solo e senza alcuna stima

io ricordo, dell’età mia più bella

caro compagno, che disfatte avesti

ambo le mani e ti fornì favella

 

            premio maggior agli agili pensieri

            sì  che al pari del Trace ti traesti

            quei che migliori ti apparian del ieri.

 

 

di Fedor Nicolay Smejerlink